IL
PAESAGGIO
L’area di progetto, che si trova a 5 Km dall’odierna
città di Tarquinia, lungo la costa, è caratterizzata
da due diverse situazioni di superficie: una fascia costiera e
una fascia pianeggiante formata da estesi campi in parte incolti
e abbandonati, che, però, insieme al suggestivo paesaggio
offerto dalla distesa dell’acqua del mare e delle saline,
conferiscono all’area un ben definito valore paesaggistico.
Tra l’erba
di quei campi si nascondono le tracce che raccontano la storia
di un antichissimo porto e della sua vivace e colorata vita basata
su un sistema di scambio garantito dalle divinità. Si tratta
dei resti di un’antica città portuale e del suo santuario
emporico, situato ai margini di essa, ospitante una pluralità
di culti e riti propri di quei gruppi etnici sbarcati per commerciare
con le popolazioni indigene.
LA
STORIA DEL LUOGO E LE EMERGENZE ARCHEOLOGICHE
Secondo antichi studi, in epoca preistorica, quest’area
era ricoperta dall’acqua del mare e con il passare dei secoli
i detriti portati dal mare e dai fiumi avrebbero contribuito alla
formazione di bacini palustri e di quella che per secoli sarebbe
stata la ricchezza primaria del luogo: le saline
La ricchezza di acque sorgive, la presenza di ingenti quantità
di sale e la possibilità di commerciare con il popolo locale
degli Etruschi, fu la conditio che indusse i mercanti stranieri
(provenienti soprattutto dalla Grecia), a trovare in queste coste
un luogo di felice e sicuro approdo riuscendo ad integrarsi con
la popolazione indigena e a dare vita ad una fiorente città
portuale: Gravisca.